Carissim*,
ci sono grandi novità delle ultime ore riguardo il nostro Pride.
 
Ieri mattina Alessandro Battaglia e Margherita Jannon, essendo stati convocati, si sono recati ad un incontro con il Questore di Torino, il quale ha comunicato che il Ministero dell'Interno, con una circolare chiarificatrice, ha stabilito che in zona bianca possono svolgersi manifestazioni dinamiche.
 
Questa importante novità ha nuovamente mescolato le carte nella organizzazione del nostro PRIDE che ritorna ad essere una 
GRANDE PARATA IN MOVIMENTO.
 
Dati i tempi strettissimi, non riusciamo a riproporre la prima data del 18, ma trasformeremo la manifestazione del 25 settembre nel tradizionale Torino Pride che seguirà il consueto percorso con partenza alle 16,00 da corso Principe Eugenio, proseguire in corso San Martino, piazza 18 dicembre, via Cernaia, via Pietro Micca, piazza Castello, via Po per concludersi in piazza Vittorio Veneto dove sarà installato un palco.
 
Prepariamoci, quindi, a dar vita ad un GRANDE PRIDE, la Marcia dei Diritti per tutte, tutti e tuttu. 
Prepariamoci a colorare le strade di Torino con i colori dell'Arcobaleno LGBTQIA+, 
La nostra Città, il nostro Paese, sta attraversando momenti difficili e noi dobbiamo continuare a chiedere con forza, con la nostra presenza nelle strade, una società più equa, non discriminante e accogliente.
 
Noi stiamo correndo come non mai per rendere tutto ciò possibile. Confidiamo, come sempre, sul vostro aiuto per fare di questo Pride un evento indimenticabile!
 
Angela Mazzoccoli
per la Segreteria del Coordinamento Torino Pride
 
Coordinamento Torino Pride GLBT
Via Bernardino Lanino 3A | 10152 Torino

Il Consiglio Comunale di Alessandria è pro o contro i diritti? Non c’è tempo per le indecisioni!
Apprendiamo dai media che nella giornata di ieri è stato approvato in Consiglio Comunale un ordine del giorno che invita il Sindaco e la Giunta di Alessandria a sollecitare il legislatore a procedere con i punti previsti dal Disegno di Legge contro l’omolesbobitransfobia, la misoginia e l’abilismo, noto come DDL Zan.
L’ordine del giorno, proposto da Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Lista Rossa con l’appoggio di Articolo Uno e Possibile, è stato però emendato da parte della maggioranza con una aggiunta da parte della Lega che solleva non pochi dubbi. L’emendamento, a firma del Consigliere Danilo Autano, riporta affermazioni che non trovano riscontro nel testo del DDL Zan e agita spauracchi che una semplice lettura del testo del Disegno di Legge renderebbe nulli.
Come è già stato più volte riportato, il DDL contro l’omolesbobitransfobia, la misoginia e l’abilismo non può in alcun modo limitare la libertà di parola e pensiero, diritti sanciti dalla Costituzione.
Per rafforzare questo concetto, nella mediazione avvenuta alla Camera, è stato aggiunto l’articolo 4 definito “Clausola salva idee” che esclude esplicitamente idee e opinioni sull’orientamento sessuale e l’identità di genere dalla punibilità. Ad ulteriore prova di ciò, ricordiamo che il DDL Zan prevede la modifica della Legge Mancino.
Al momento non sono presenti casi di persone condannate per aver espresso opinioni, neanche le più becere, su persone di altre nazionalità o religioni.
Purtroppo ci troviamo costretti anche a denotare alcuni termini utilizzati nella stesura dell’emendamento che definiamo anacronistici. Leggere, nel 2021, termini come “orientamenti sessuali obbligati” sono ferite profonde per la comunità LGBTQIA+. Una comunità che si è sempre battuta per la libera espressione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere. Accusare il DDL Zan di voler imporre un orientamento sessuale vuol dire ribaltare la realtà e i punti che vengono espressi nelle nostre attività, Pride in primis. Ancor più ironico questo riferimento, considerando che un punto mancato del DDL Zan, richiesto dalla comunità LGBTQIA+, sia il bando delle cosiddette “terapie riparative”, pratiche denunciate dalle maggiori Associazioni di Psicologi e Psichiatri del mondo, in cui si cerca di imporre un orientamento sessuale e una identità di genere differente alle persone LGBTQIA+.
L’approvazione di questo emendamento è un chiaro contrasto ai punti espressi dal DDL Zan, i cui scopi sono quello di fornire uno strumento di protezione in caso di reati d’odio contro le persone LGBTQIA+, le donne e le persone con disabilità e quello di portare informazione e sensibilizzazione sui casi di violenza omolesbotransfobica. Questo disegno di legge è già il risultato di una forte mediazione al ribasso. Come già detto nelle piazze di tutta Italia, chiediamo che la legge venga approvata il prima possibile e senza ulteriori modifiche. Che tutte le forze politiche dimostrino la loro volontà a dotare questo Paese di una legge civile, già presente nella stragrande maggioranza dei Paesi dell’Unione Europea, che ha lo scopo di difendere gruppi di cittadini e cittadine che vengono discriminati e subiscono violenza costantemente.

Alessandria, 11/08/2021
Alberto Bianchi
Presidente di Tessere Le Identità

Tessere Le Identità
Via Verona 116
15121 Alessandria

Buonasera a tutte e tutti,

sono Alessandra, una mamma Agedo di una meravigliosa ragazza lesbica e di un meraviglioso ragazzo transgender . Sono molto orgogliosa dei miei figli  e del loro grande coraggio. Sì perchè nel nostro Paese le persone Lgbt devono affrontare quotidianamente discriminazioni, giudizi non richiesti se non addirittura violenze fisiche. Non hanno scelto loro di essere così ma SONO e benchè qualcuno si ostini a parlare di SCELTE, essere gay, transgender ,  eterosessuali, bisessuali, o asessuali non è una scelta : si nasce.

Nonostante i grandi passi avanti fatti negli ultimi decenni la nostra è  una società omobitransfobica , basta vedere il moltiplicarsi di aggressioni di questi ultimi mesi. E' una  società omobitransfobica perchè non è  in grado di guardare alla BELLEZZA delle persone ma solo alla  loro conformità, a ciò che ci si aspetta da loro: se non si  è conformi si è deviati, disordinati. E utilizzo questi termini, non a caso: perchè è proprio così che vengono definiti i nostri figli.

Ed è per questo che abbiamo bisogno del DDL Zan così come è stato approvato alla camera, senza modifica alcuna, una legge che attendiamo da  25 anni, una legge che non toglie nulla a nessuno ma che riconosce dei diritti fondamentali a chi non li ha : essere se stessi senza paura di essere aggrediti o discriminati. Ad Agedo ci sono genitori i cui figli hanno deciso di andare a vivere all'estero perchè qui in Italia non si sentivano sicuri, genitori che hanno dovuto cancellare alle fermate dei pulmann le scritte violente rivolte alla propria figlia, genitori che si sono sentiti dire dai propri ragazzi : questa non è  vita, così non posso andare avanti genitori che hanno dovuto rivolgersi alle forze dell'ordine per proteggere i propri figli dalle minacce ricevute.

Quando parliamo di Ddl Zan parliamo di questo non di "massimi sistemi" ma di carne e di sangue di persone che vengono minacciate per il solo fatto di esistere. E voler cancellare l'identità di genere dal testo della legge significa NEGARE COSCIENTEMENTE il diritto di esistere alle persone Trans. Negare l'identità di genere , il cui concetto è presente da decenni nella letteratura scientifica , significa  cari Senatori e care Senatrici che siete CONNIVENTI nei crimini d'odio verso queste persone.

E declassare la giornata del 17/5 che commemora il giorno in cui l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha cancellato l'omosessualità dall'elenco delle malattie mentali a  una più generica Giornata Nazionale contro la discriminazione dicendo e qui cito testualmente:"al fine di promuovere la cultura al rispetto POSSONO essere intraprese iniziative volte a contrastare le discriminazioni motivate dal sesso, dal genere , dall'orientamento sessuale o dalla disabilità..." ecco questo significa che non  volete queste iniziative perchè se volete davvero promuovere il rispetto non date la possibilità di non intraprendere iniziativa alcuna. O sei per il rispetto o non lo sei .

L'omobitransfobia si combatte soprattutto promuovendo una cultura di educazione al rispetto  e senza escludere i soggetti più esposti : le persone transgender.  L'omobitransfobia si combatte  spiegando che non c'è nulla di male ad essere gay, trans, bisessuali . Perchè si è, si nasce così nessuno lo sceglie: il MALE è solo nelle persone che VOGLIONO vederci il male.

Perciò noi VOGLIAMO  il DDL Zan così come approvato alla camera senza modifiche perchè significa PROTEZIONE per i nostri figli da coloro che vogliono il loro male.

 

I nostri ragazzi non sono cittadini di serie B e devono essere tutelati e noi genitori non vogliamo più avere paura per loro.

I nostri ragazzi e le nostre ragazze ESISTONO, ed  è tempo che ve ne facciate una ragione.

 

Grazie a tutte e tutti

Da Rete Lenford 
 
"L’identità di genere e la valorizzazione della fluidità delle appartenenze: parla la Cassazione.
Mentre la finta e inaccettabile proposta di mediazione sul DDL Zan vuole cancellare dal testo normativo l’identità di genere, la Corte di cassazione pubblica una importante sentenza (la n. 30545 depositata l’altro ieri, Cons. rel. Dott.ssa Catena): oltre a ribadire la necessità di una legge penale contro i crimini e i discorsi d’odio, la Corte mette nero su bianco alcuni concetti molto rilevanti, che spazzano via montagne di fake news costruite ad arte in questi mesi.
Ecco le parole, nette e inequivoche, della Cassazione, con buona pace di finti “pontieri” e indegne rappresentanze politiche:
“l'identità di genere, ossia la percezione che ciascuna persona ha di sé come uomo o donna, il che non necessariamente corrisponde con il sesso attribuito alla nascita; il genere, quindi, indica qualunque manifestazione esteriore di una persona, che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse all'essere uomo o donna.
Tale espressione si rinviene per la prima volta - in riferimento ad un testo normativo - nella Direttiva 2011/95 UE, sull'attribuzione della qualifica di rifugiato, recepita nel D.Lgs. 21 febbraio 2014, n. 18, che fa espressamente riferimento al concetto di identità di genere, nella trattazione degli aspetti che possono costituire motivi di persecuzione; essa e', inoltre, contenuta anche nella Direttiva 2012/29 UE, recepita dall'Italia con D.Lgs. 15 dicembre 2015, n. 212 - che prevede l'obbligo per gli Stati di proteggere le persone che subiscono violenza in quanto appartenenti ad un genere, oppure a causa della propria identità di genere, oppure a causa di motivi o finalità di odio o discriminazione fondati sul genere, identità o espressione di genere -, nonché nella Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul).
La giurisprudenza della Corte costituzionale, a sua volta, con la sentenza n. 221/2015, ha riconosciuto il diritto all'identità di genere quale "elemento costitutivo del diritto all'identità personale, rientrante a pieno titolo nell'ambito dei diritti fondamentali della persona", principio poi ribadito nella sentenza n. 180/2017, secondo cui va affermato come "l'aspirazione del singolo alla corrispondenza del sesso attribuitogli nei registri anagrafici, al momento della nascita, con quello soggettivamente percepito e vissuto costituisca senz'altro espressione del diritto al riconoscimento dell'identità di genere".
L'identità di genere, quindi, valorizza la fluidità delle appartenenze, attribuendo importanza allo spazio di autodeterminazione individuale in una prospettiva di rifiuto degli stereotipi e, quindi, di coesistenza con il concetto di "sesso", che, invece, mette in risalto la dimensione biologica”."

Il Coordinamento Torino Pride Pare apprende con viva preoccupazione due notizie. Quella che vedrebbe il Governo italiano promotore dell’ingresso del Vaticano come membro permanente presso Organizzazione Mondiale della Sanità. E l’annuncio da parte della Santa Sede, dopo la nota della presidenza della CEI a fine aprile scorso, della propria contrarietà al DDL Zan, in discussione al Senato della Repubblica, contro l’omolesbobitransfobia, la misoginia e l’abilismo perché non compatibile con il Concordato che l’Italia ha stipulato con la stessa Santa Sede molti anni orsono.

“Le due notizie sono entrambe di una gravità estrema. La prima perché potrebbe minare la laicità di organismo che proprio nel suo essere sovranazionale deve dare indicazioni, pareri e sostenere la salute di tutti e tutte le cittadine del Mondo comprese le persone trans e in generale le donne che ancora oggi sono vittime di molte “aggressioni” legislative, fisiche e psicologiche. La seconda perché il Vaticano, che non è uno stato democratico, si inserisce nella discussione democratica di un Paese che tra i suoi fondamenti ha la laicità e che si è, fortunatamente, liberato dal giogo del potere temporale del Papa da moltissimi anni.

Al netto della libertà di espressione, tutelata dalla nostra Costituzione, ci chiediamo se mai potesse venire in mente al Presidente francese di insinuarsi nella discussione di un libero Parlamento chiedendo di modificare un Disegno di Legge già approvato in un Ramo dello stesso.

Riteniamo indispensabile da tempo una rivalutazione del Concordato ma in questa circostanza sarebbe sufficiente che il Vaticano non si occupasse di cose che non gli competono e che il Governo Italiano si astenesse da improvvide ingerenze internazionali. Chiediamo l’approvazione della legge nel testo già approvato alla Camera e Rivendichiamo una decisione parlamentare laicamente assunta” dichiara Alessandro Battaglia a nome del Coordinamento Torino Pride.

 

Coordinamento Torino Pride GLBT www.torinopride.it 

Ufficio Stampa: con.testi + 39 011 5096036 +39 347 7726482 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.