Napoli, liceo Vico, transgender discriminato. I compagni: sciopero

Lo studente rimproverato per aver usato il bagno dei maschi. La solidarietà di tutta la classe: atto di natura transfobica
 
Stavolta la lezione la insegnano loro, i ragazzi. Non si tratta però né di matematica, né di inglese. È la lezione più bella: quella dei diritti e della solidarietà. Terza H, liceo Gianbattista Vico: una classe intera si stringe intorno al compagno transgender e decide di combattere insieme a lui tra i banchi di scuola la battaglia perché possa sentirsi se stesso. Così quando la campanella suona i ragazzi si presentano nell'aula 101 dell'istituto in via Salvator Rosa ed annunciano ai professori: "Scioperiamo dalle lezioni, oggi terremo un dibattito". Qualche giorno prima, lunedì scorso, il loro compagno "è stato rimproverato - raccontano - con toni aggressivi per aver utilizzato il bagno corrispondente al genere in cui si identifica". Un episodio che si è poi ripetuto anche una seconda volta. "Un inaccettabile atto discriminatorio di natura transfobica" denunciano gli studenti.
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L'articolo completo di Marina Cappitti su Repubblica è qui: 
https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/04/22/news/napoli_liceo_vico_transgender_discriminato_i_compagni_sciopero-297482544/

 


AVV.TA MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI

Cara Presidente,
Siamo genitori, familiari e amici di persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e con altre identità sessuali (LGBT+) e già dal 1993 abbiamo sentito il bisogno di riconoscerci in un'associazione avendo ben chiaro che lo stigma sociale era ancora molto forte e che la non adeguatezza dell’ordinamento dava loro diritti molto minori e li esponeva a azioni negative, bullismo e disconoscimento delle loro vite ed affettività. Ad oggi molto è cambiato ma siamo ancora in una situazione non positiva. La nostra associazione si chiama A.GE.D.O. e ha la finalità di sostenere, con una corretta informazione e una aperta condivisione, tutti quei genitori che, a seguito del coming out dei loro figli, da soli non riescono ad adattarsi serenamente alla nuova consapevolezza, accompagnandoli verso una "rinascita" che favorisca una seconda, nuova e più completa genitorialità ed inoltre partecipiamo alla vita pubblica battendoci per creare condizioni di vita migliori per tutti coloro che sono percepiti come altri e diversi. Siamo orgogliosi di loro persone assolutamente uguali alle altre che contribuiscono come gli altri al bene comune e cercano la felicità accanto alle persone che amano. Ci chiediamo allora perché spesso viviamo un disagio anche noi familiari?  Questo è dovuto alla consapevolezza di una mancata piena inclusione da parte della società che, troppo spesso, sfocia in aperta ostilità. Sono oggetto di insulti, derisione, aggressioni, violenze, per l'unica “colpa” di essere quello che sono e quando escono e ci salutano, a volte dobbiamo fare uno sforzo in più per cacciare via un brutto pensiero, reprimere un'inquietudine soprattutto nei periodi in cui la cronaca ci restituisce quasi ogni giorno notizie davvero terribili e sconfortanti. Le persone LGBT+ non hanno la stessa libertà degli eterosessuali, non possono mostrare una tenerezza, un gesto d'affetto verso la persona che amano quando sono in pubblico; devono reprimere il desiderio di prendersi per mano, anche solo per un attimo, e noi soffriamo nel pensare a questa loro vita nella quale sono costretti a muoversi con circospezione al punto spesso di fingere anche in famiglia, sul luogo di lavoro, a scuola. Che libertà é questa dove il giudizio degli altri condiziona l’espressione della propria identità? Il nostro amato Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espressamente dichiarato che "la discriminazione non solo viola i diritti umani, ma lede il diritto all'uguaglianza". La discriminazione c'è a scuola, sul luogo di lavoro, negli spazi pubblici, nei luoghi di preghiera ed in qualsiasi luogo dove si svolga la loro vita sociale. Perché questo accade ancora oggi in un Paese europeo avanzato? Il problema è antico e ha solide basi culturali, sociali e religiose ma noi pensiamo che i tempi siano maturi per contrastare in modo netto queste derive e per avere legislazioni adeguate. Ci sembra davvero indispensabile che una società civile e matura ritenga intollerabile, e quindi, punibile, un atteggiamento aggressivo e spesso violento, basato esclusivamente sulla discriminazione per motivi legati al sesso, al genere, all'orientamento sessuale, all'identità di genere e alla disabilità come previsto dal DDL in discussione presso codesta assemblea avente per titolo «Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità», dopo essere stato approvato alla Camera del Deputati. Una cosa che lascia francamente sconcertati è il timore paventato da alcuni della lesione del diritto di libertà di parola e di espressione. Quando nel testo licenziato dalla Camera é ribadito “Ai sensi della presente legge, sono consentite la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte». La libertà di parola e di espressione del pensiero non è illimitata e ci deve essere un bilanciamento con altri diritti di rango uguale se non superiore, quali il rispetto delle persone e della loro identità, dignità e personalità e questo vale per tutti. Lo stesso discorso si riferisce anche alla libertà di insegnamento, a meno che non si voglia far prevalere l'idea di quelle frange rumorose ed estremiste che intenderebbero trasformare i pulpiti e le scuole e le famiglie in luoghi dove si diffondono discorsi e si istiga a compiere delitti di odio, il che ci sembra difficile anche solo pensarlo. Oggi tutto é fermo nella Commissione Giustizia che non é riuscita a iscrivere ancora a calendario d’aula il provvedimento il che appare francamente ostruzionistico. Si può naturalmente e legittimamente essere contro ma perché non farlo nella sede assembleare propria assumendosene la responsabilità senza nascondersi dietro cavilli procedurali? Il tema della tutela dei diritti è sempre centrale, mai secondario e il nostro Paese non può sopportare l'ulteriore protrarsi dell'assenza di una normativa di contrasto all'odio e alla violenza determinati dall'appartenenza a gruppi minoritari. Le chiediamo, facendo appello alla sua autorevolezza e terzietà , di adoperarsi secondo le sue prerogative perché l’aula possa in tempi congrui essere chiamata a deliberare sulla proposta che, tra l’altro, é l’unica di iniziativa parlamentare approvata nello scorso anno alla Camera. Ringraziandola per l’attenzione le auguriamo Buon lavoro e Buone Feste.

Torino 02/04/2021
 Fiorenzo Gimelli

AGEDO Nazionale -ODV 2° livello Associazione di genitori, parenti e amici di persone LGBT+
Sede legale : Via Bernardino Lanino,3 – 10152- Torino
CF 97783340017 Sede amministrativa - via Bezzecca 4 – 20135 Milano (MI) Tel. +39-02-54122211
 www.agedonazionale.org
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 Presidente: Fiorenzo Gimelli
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L'associazione A.GE.D.O., organizzazione di volontariato nazionale con articolazioni territoriali in tutte le regioni italiane, che raggruppa genitori, familiari e amici di persone lesbiche, gay, bisex, transgender e altre identità sessuali, vuole esprimere una vicinanza affettuosa e un particolare ringraziamento a don Giulio Mignani, parroco di Bonassola (SP).

Questi, nella sua omelia della domenica delle Palme, ha espresso in chiesa, fatto del tutto inconsueto, la sua solidarietà alle coppie dello stesso sesso colpite recentemente dal Responsum della Congregazione per la

Dottrina della Fede secondo il quale viene negata a loro la benedizione a causa della loro condizione di peccato.

A.GE.D.O. è composta da persone, credenti e non credenti, che si riconoscono nei valori propri dell'associazione tra cui la laicità, la non appartenenza partitica, l'accoglienza piena e senza condizioni dei propri figli e figlie e il riconoscimento dei diritti civili e della parità di condizioni per le persone LGBT +.

Pur essendo la nostra una associazione non confessionale ci sta a cuore ciò che si muove nella chiesa cattolica italiana essenzialmente per due motivi: Il primo è dovuto al fatto che i genitori di fede cattolica che aderiscono all'associazione continuano a soffrire per una Chiesa che, come afferma Paolo Rigliano nel suo libro 'Amori senza scandalo': ... "attacca proprio l'essere omosessuale in sé e per sé, a prescindere da ogni esistenza particolare. Quand'anche sia la migliore possibile, essa soggiace alla condanna preventiva "per ciò che si è", per "il disordine" che porterebbe con sé. Una violenza meditata e silenziosa, feroce e pulita, non riservata a nessun altro essere vivente" ... . Il secondo consiste nell'influenza che la Chiesa stessa come istituzione esercita, spesso indebitamente, sulla politica italiana quando si tratta di diritti civili. E' palese inoltre la strumentalizzazione della dottrina cattolica messa in atto da alcuni partiti in funzione di politiche palesemente omofobe e che negano la gravità delle discriminazioni e delle offese di cui sono oggetto ancora quotidianamente le persone LGBT+.

Per questi motivi A.GE.D.0. apprezza e accoglie con gratitudine le parole di don Giulio Mignani come un contributo coraggioso, importante, per un cambiamento dello sguardo della Chiesa cattolica italiana e non solo nei confronti delle persone LGBT +.

A.GE.D.O . ha da tempo intrapreso una serie di confronti, di condivisioni, con realtà e gruppi di genitori credenti con figli e figlie LGBT +(Tenda di Gionata, Il Guado, Rete 3 Volte Genitori) allo scopo di allargare sul territorio nazionale la rete dei genitori che, pur con provenienze diverse, sono accomunati dall'amore incondizionato per le proprie figlie e figli e dal desiderio che, come tutti, possano aspirare alla felicità.

 

Fiorenzo Gimelli, presidente nazionale

Mario Caproni, Presidente di Agedo Trentino e responsabile dei rapporti con il mondo religioso

 

AGEDO Nazionale -ODV 2° livello

Associazione di genitori, parenti e amici di persone LGBT+

Sede legale: Via Bernardino Lanino,:3 -10152-Torino
CF 97783340017

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 Siamo genitori, anzi "due volte genitori", come recita il titolo del nostro storico docufilm con il quale amiamo presentarci per parlare del grande amore verso le nostre figlie e i nostri figli e alla visione del quale ci piacerebbe invitare Lei e tutti i genitori.

Per questo già dal 1993 abbiamo sentito il bisogno di riconoscerci in un'associazione perché siamo accomunati da una stessa condizione: i nostri figli, a un certo punto della loro vita, hanno preso consapevolezza del loro orientamento sessuale, percentualmente minoritario rispetto alla totalità della popolazione, o alcuni di loro hanno sentito di appartenere ad un genere diverso da quello cui erano stati assegnati alla nascita.

 La nostra associazione si chiama A.GE.D.O., Associazione di genitori, parenti e amici di persone LGBT+ e ha la finalità di sostenere, con una corretta informazione e una aperta condivisione, tutti quei genitori che, a seguito del coming out dei loro figli, da soli non riescono ad adattarsi serena­ mente alla nuova consapevolezza, accompagnandoli, così, verso una "rinascita" che favorisca una seconda, nuova e più completa genitorialità.

 Siamo orgogliosi dei nostri figli, persone serie, affettuose, sane, generose, sensibili, impegnate, come tutti gli altri; amano la vita, lavorano onestamente, contribuendo al benessere della Nazione e cercano la felicità accanto alla persona che sentono di amare.

Allora, ci chiediamo: perché viviamo spesso un disagio anche noi genitori di figli LGBT+? Questo è dovuto alla consapevolezza di una mancata piena inclusione da parte della società di queste nostre figlie e figli che, troppo spesso, sfocia in aperta ostilità. Sono oggetto di insulti, derisione, aggressioni, violenze, per l'unica "colpa" di essere quello che sono e quando escono per incontrare la persona che amano e ci salutano, a volte dobbiamo fare uno sforzo in più per cacciare via un brutto pensiero, reprimere un'inquietudine. Soprattutto nei periodi in cui la cronaca ci restituisce qua­ si ogni giorno notizie davvero terribili e sconfortanti.

Caro Presidente,

i nostri figli non hanno la stessa libertà dei figli eterosessuali; non possono mostrare una te­nerezza, un gesto d'affetto verso la persona che amano quando sono in pubblico; devono reprimere il desiderio di prendersi per mano, anche solo per un attimo, e noi soffriamo nel pensare a questa loro vita nella quale sono costretti a muoversi con circospezione, a volte nascondendosi.

Il nostro amato Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espressamente dichiarato che "la discriminazione non solo viola i diritti umani, ma lede il diritto all'uguaglianza".

 La discriminazione i nostri figli la vivono a scuola, sul luogo di lavoro, durante il percorso della loro formazione scolastica, negli spazi pubblici, nei luoghi di preghiera. Perché questo accade an­ cora oggi in un Paese europeo avanzato?

 Lei dirà che questo è un problema culturale: è vero, ma il progresso culturale spesso segue e accompagna le conquiste civili che sono, a loro volta, sostenute dall'attività legislativa.

Questo è il punto.

 Ci sembra davvero indispensabile che una società civile ritenga intollerabile, e quindi, punibile, un atteggiamento aggressivo e spesso violento, basato esclusivamente sulla discriminazione per motivi legati al sesso, al genere, all'orientamento sessuale, all'identità di genere e alla disabilità. Elementi, questi, propri dell'identità e della dignità degli individui che, pertanto, meritano di ottenere riconoscimento e protezione dall'ordinamento giuridico, per poter essere espressi senza rischiare lo stigma e la violenza generati dalla discriminazione. Questa è fortemente nociva non solo per le persone LGBT+ ma per tutta la società, perché fortemente disgregante e non perseguirla equivale a legittimarla.

Nel nostro Paese, i cittadini italiani non sono trattati tutti allo stesso modo e alle nostre figlie e ai nostri figli è concesso solo da pochi anni una sorta di matrimonio di serie B, l'unione civile anche se il collante con cui costruiscono le loro famiglie è l'amore, lo stesso, e non altro, su cui investono tutti gli individui.

Com'è possibile che, nell'Italia del 2021, alcuni cittadini siano consapevolmente discriminati dallo Stato?

Noi crediamo che, fino a quando le Istituzioni stesse non colmeranno questa ferita non sarà possibile far crescere nei cittadini la consapevolezza del necessario rispetto della varietà dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere.

Il fatto che siano varianti quantitativamente minoritarie non può certo significare che siano qualitativamente inferiori. Esistono e questo è un fatto e uno stato evoluto non può permettersi di coltivare antichi e oscuri pregiudizi, legittimando, senza norme opportune, una inaccettabile discriminazione.

 Presidente, in questi giorni è in attesa di essere discussa in Senato la proposta di legge Zan, che ha per oggetto «Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità», già approvata alla Camera. Noi confidiamo in un Suo autorevole supporto per superare gli ostacoli che incontra anche da parte di alcune forze di governo.

Il tema della tutela dei diritti è sempre centrale, mai secondario e il nostro Paese non può sopportare l'ulteriore protrarsi dell'assenza di una normativa di contrasto all'odio e alla violenza de­terminati dall'appartenenza a gruppi minoritari.

 Come siamo soliti affermare: "è il mondo che deve cambiare, non i nostri figli!"

Noi tutti, consapevoli della Sua poderosa esperienza nelle Istituzioni Europee, confidiamo an­che nel suo intervento per far superare all'Italia e agli italiani il gap che tuttora ci separa dalle democrazie europee più avanzate.

Si tratta di una conquista necessaria per una democrazia matura e per una società più giusta che porterà il nostro Paese ad una evoluzione sociale raggiungibile solo favorendo la cultura del rispetto e dell'inclusione di tutti i "diversi da noi".

 Grazie per l'attenzione, e buon lavoro!

 Torino 29/03/2021

Omofobia, no della Lega. La legge al Senato spacca la maggioranza.
Già approvata alla Camera il 4 novembre scorso, la legge che prende il nome dal suo primo firmatario, il deputato dem e attivista Lgbt Alessandro Zan, attesa da anni, giace in un cassetto.
Una settimana fa è stata annullata la riunione dell’ufficio di presidenza della commissione del Senato, che doveva solo decidere quando ricominciare a discutere la legge Zan.

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