Il caso della consigliera comunale pd, Chiara Foglietta, e della sua compagna: "Mi sarei aspettatata che la sindaca o l'assessore Giusta  provassero a risolvere il problema come gesto politico". Appendino: "Favorevole a registrare, ma c'è vuoto normativo"

di OTTAVIA GIUSTETTI

da Repubblica.it del 18/4/2018

Niccolò Pietro, a Torino, non può avere due mamme. E' nato il 13 aprile, lo ha partorito Chiara Foglietta che è una consigliera comunale del Pd. L'altra sua mamma si chiama Micaela Ghisleni, ma all'anagrafe hanno chiesto loro di dichiarare il falso e cioè che Niccolò è figlio di ragazza madre. "Questa mattina prima di uscire con il bimbo dal Sant'Anna siamo andate all'ufficio di Stato civile - racconta Chiara Foglietta - ma quando hanno visto che le mamme sono due ci hanno detto che loro non potevano registrarlo. Ci hanno mandate in Comune e anche lì ci hanno in sostanza chiesto di dichiarare il falso. Io non intendo farlo, mio figlio ha il diritto di inchiodare le sue due mamme alle loro responsabilità. E' il solo modo che ho per occuparmi del suo presente". Gli uffici della Città, secondo quanto racconta la consigliera Pd, hanno rifiutato anche di ricevere la dichiarazione da parte della sola Chiara che il figlio è stato concepito a seguito di tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo con gamete maschile di donatore anonimo, come indica anche la cartella clinica. "So che non può essere un dipendente dell'anagrafe ad assumersi questa responsabilità - dice Chiara Foglietta - ma poiché sono stata in Sala Rossa fino a tre giorni prima di partorire, mi sarei aspettata che la sindaca, che mi ha inviato un mazzo di fiori in ospedale, o l'assessore alle pari opportunità, Marco Giusta, che conosco da dieci anni, risolvessero la questione come gesto politico".

"L'anagrafe - spiega il legale trentino che sta seguendo la coppia, Alexander Schuster - usa le formule previste dal ministero nel 2002. Queste ignorano completamente la riproduzione assistita, anche in contesti di coppie di sesso diverso, o donne senza partner, e obbligano a dichiarare che la nascita deriva da 'un'unione naturale (cioè dal rapporto sessuale) con un uomo', di cui si può non fare il nome, ma che si garantisce non essere né parente né nei gradi di parentela vietati dall'ordinamento italiano".

"La legge al momento non prevede il riconoscimento dei figli e delle figlie delle coppie omogenitoriali nati in Italia. Personalmente sono favorevole e disponibile a procedere con la registrazione, ma in un contesto di vuoto normativo quale quello attuale, potrebbe non essere garantito il diritto tanto dei genitori quanto dei figli. Il mio impegno e quello dell'amministrazione è massimo, con il supporto degli uffici e dell'avvocatura abbiamo avviato una serie di azioni e percorsi volti ad una definitiva e generale risoluzione delle problematiche, coinvolgendo tutte le istituzioni preposte, gli enti locali e le associazioni".

"Questa situazione, in cui Chiara e Micaela non sono le uniche a trovarsi, impone una presa di posizione politica e non può essere scaricata sugli uffici o peggio sul bambino". Così la consigliera comunale PD Maria Grazia Grippo, vicepresidente della Commissione Diritti e Pari Opportunità della Città  di Torino, commenta la vicenda della collega Chiara Foglietta e della sua compagna.
"Se l'assessore alle Famiglie Marco Giusta c'è - sollecita la Grippo - allora è venuto il tempo che batta un colpo. Oppure la sindaca credeva di risolvere i problemi di riconoscimento dei diritti di cittadini e cittadine comprando una vocale?", aggiunge riferendosi al fatto che l'amministrazione torinese ha sostituito la delega alla famiglia con quella alle famiglie.

“Se sei omosessuale cerca di darti un altro orientamento”

da La Stampa del 25/3/2018

«La tendenza omosessuale non è peccato, ma qualcosa di disordinato rispetto all’ordine della natura. Ci sono anche degli omosessuali cristiani che con fatica accettano questa condizione. Senza assecondare questo orientamento, di non dargli una stabilità sessuale». Queste le parole del vescovo di Pavia Corrado Sanguineti, nominato nel marzo del 2015, a un centinaio di adolscenti all’istituto pubblico L.Cremona. L’audio della conferenza, che si è tenuta lo scorso 7 marzo, è stato poi inviato all’Arcigay di Pavia che lo ha pubblicato sulla sua pagina Facebook. «Ho un amico che dice di essere omoosessuale e ha cominciato a vivere con un uomo. Gli ho sempre detto che è una scelta sua, non la condivido, non credo sarai felice. Non violentiamo la relatà». «Non soltanto il vescovo è entrato dentro una scuola pubblica per scagliare odio contro una minoranza - commenta Barbara Bessani, presidente dell’Arcigay -, ma l’ha fatto senza alcun contraddittorio, senza che ci fosse qualcuno che potesse proporre un altro messaggio, un messaggio di inclusione, di autodeterminazione, di amore».

Nadia Ferrigo

Link al video de La Stampa

"L'ho denunciata finalmente sto bene"

da La Repubblica.it del 15/3/2018

Dopo il pianto, con un lungo sospiro, il volto si distende. «Finalmente questa notte sono riuscita a dormire, non ce la facevo più a sopportare tutto questo » . Eleonora, capelli lunghi castani, stringe forte la mano della sua ragazza, quando racconta come una madre si può trasformare in un pericolo. Quella madre che non accettava la relazione nata a Noto, nel Siracusano, tra lei, 20 anni, e la sua fidanzata di cinque anni più grande. Non ha mai digerito quell'amore per lei " deviato", fino a diventare un'ossessione quando una settimana fa le due ragazze hanno deciso di convivere. Messaggi audio su whatsapp, pedinamenti, insulti, le sono costati una denuncia per stalking. «Lasciala » , le scriveva. « Ti investo con l'auto e ti lascio su una sedia a rotelle, così se ti ama ti tiene così», le urlava. Non se ne faceva una ragione, tanto da minacciarla in continuazione: « Vi getto l'acido in faccia», è arrivata a dire. Una settimana di inferno per la coppia, una settimana di paura e di insonnia. Finita domenica sera quando la madre, casalinga di 36 anni, si è presentata nella pasticceria dove la figlia era in prova: « O la licenziate o faccio una scenata ogni giorno » , ha gridato sbattendo i pugni sul bancone.

Ha perso il lavoro, la ragazza. «Non ce l'ho fatta più, ho dovuto denunciarla e non me ne sono pentita » , dice la ventenne, incrociando lo sguardo della compagna, capelli corti neri. « Non pensavo che mia madre potesse spingersi fino a questo punto. Ho avuto paura, mi sono detta prima o poi passerà dalle parole ai fatti», racconta Eleonora. Così, si è fatta forza ed è andata al commissario di Noto, dove il commissario Paolo Arena ha raccolto la sua denuncia. La madre adesso è denunciata a piede libero, ma è stata diffidata ad avvicinarsi alla figlia. «Eleonora è stata deviata da quella donna, a lei piacevano i maschi, aveva pure un fidanzato» , si giustifica la signora, davanti agli agenti, non mostrando segni di pentimento. «Sì, ma anche quando stavo con un ragazzo, la mia testa andava a lei», dice la ventenne, stringendo ancora più forte la mano della compagna.

È finito un incubo. «Chi si trova nella stessa situazione nostra deve sapere che denunciare è la risposta migliore da dare. Non c'è nulla da nascondere se si ama una persona, bisogna reagire di fronte a queste chiusure ingiustificate. Se si ama veramente una persona è necessario andare avanti, a tutti i costi » , racconta Eleonora. È lei è andata avanti, denunciando la madre. E raccogliendo la solidarietà, tra gli altri, di Arcigay: «Abbiamo parlato con il titolare della pasticceria in cui lavorava la ragazza, ha avuto paura. Ci ha promesso di riassumerla», dice Armando Caravini.

I rapporti tra loro due si erano incrinati 5 anni fa, quando era iniziata la relazione con la sua compagna. Il padre non ha mai ostacolato la relazione: « se si vogliono bene, facciano quel che vogliono » . La madre, invece, non riusciva ad accettarla. La pressione è stata forte, tanto da costringere la figlia a lasciare casa e andar vivere con la ragazza. È in questo momento che la situazione precipita, dai malumori si passa alle minacce. Lo smartphone si riempie di messaggi violenti, un giorno la ritrova sotto casa. Addio serenità. «È stato bellissimo vederti dormire dopo tanti notti insonni. Hai fatto bene a denunciare, è la strada giusta» , sorride la compagna di Eleonora, abbandonandosi in un abbraccio. Un pianto, un sospiro e il volto che si distende.

Giorgio Ruta

Arrestato il sesto componente del branco

da La Repubblica.it del 21/3/2018

Aggredirono una coppia gay nel cuore della movida di Bari, l'8 giugno 2017. Ora arriva il sesto arresto: in manette un 18enne, minorenne all'epoca dei fatti, arrestato dalla polizia su disposizione della magistratura minorile barese. L'aggressione omofoba avvenne in largo Adua, un dei luoghi simbolo delle battaglie per i diritti della comunità Lgbt cittadina. Un branco di sette ragazzi aggredì brutalmente una coppia di 30enni omosessuali. Cinque dei responsabili - due minorenni e un maggiorenne - erano stati arrestati nel corso delle indagini. Dopo l'arresto del sesto, manca all'appello l'ultimo degli aggressori, e le indagini per risalire alla sua identità sono in corso. Stando a quanto ricostruito dalla squadra mobile i due 30enni - un barese e il suo compagno spagnolo, che era in vacanza in Puglia - sarebbero stati prima insultati perché omosessuali all'uscita di un locale, poi picchiati con calci e pugni e infine rapinati delle collanine e di un anello.