Nelle ultime settimane, circa 100 comuni della Polonia si sono auto-dichiarati "zona deLGBTizzata"; un quotidiano ha distribuito degli adesivi contenenti lo stesso provocatorio slogan e una bandiera arcobaleno cancellata con una croce; i partecipanti al Pride di Białystok sono stati aggrediti a sassate e bottigliate da "tifosi di calcio" nazionalisti e gruppi di destra.

La comunità LGBT+ polacca è determinata a combattere l'odio, ma ha bisogno del tuo aiuto. Mostra anche tu solidarietà chiedendo il sostegno dell'Unione Europea. 

Questa campagna è condotta in collaborazione con Kampania Przeciw Homofobii - KPH (Campagna contro l'omofobia) e Lambda Warszawa.

Firma la petizione ✍️

Oggi è avvenuta una tragedia che possiamo dire annunciata; una giovane ragazza Maria Paola Gaglione di 22 anni, in moto con il suo fidanzato, Ciro, un giovane transgender F>M, è stata uccisa dal fratello di 25 anni che ha speronato la moto su cui viaggiavano mandandola fuori strada. Nell’urto è stata sbalzata e ha picchiato violentemente con il capo. Questo perché è "infetta e " perciò occorre darle "una lezione". In questo omicidio compiuto all’interno della famiglia si mescolano diverse componenti su un substrato culturale patriarcale dominato da stereotipi ben precisi ed inviolabili che non prevedono la libertà di un individuo, in questo caso di una giovane donna, di poter liberamente vivere la propria affettività e in secondo luogo, un maschio della famiglia si è arrogato il diritto di “difendere l’onore” del gruppo arrivando ad uccidere la sorella. Come si vede questi atteggiamenti non sono esclusivi di “altre” culture come ci piace pensare.

Spero che tutti si rendano conto della gravità di quello che è successo, che ha stroncato una giovane vita, e di quanto futili siano i motivi che sono alla base e che quotidianamente portano ad episodi di intolleranza, bullismo, aggressioni.  Le giustificazioni aggiungono orrore allo strazio.

Come purtroppo si vede qui non siamo di fronte ad un dibattito ideologico come sembra a volte sui media ma alla vita e in questo caso alla morte di persone. Non possiamo stancarci di ribadirlo.

L’omosessualità non è una malattia, ma una “variante non patologica del comportamento sessuale” e già dal 1993/4 l’American Psychiatric Association (APA) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’hanno rimossa dalla lista delle patologie mentali. In quanto alla identità di genere anche l’Ist. Superiore di Sanità ci spiega che fa riferimento “..a come una persona si definisce rispetto al genere a cui sente di appartenere…tutte le identità di genere sono naturali (normali)”.

Non è neppure una scelta, la scelta può essere solo in senso negativo con la repressione di sé quando le condizioni esterne o quelle interiorizzate non permettono di sviluppare pienamente la propria personalità.

Occorre fare formazione ed informazione a cominciare dalle scuole per cambiare una cultura eteronormata ed intollerante che porta a volte ad episodi estremi. Nel nostro piccolo noi di AGEDO, associazione di genitori, parenti ed amici delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, + cerchiamo di farlo e di parlare con le famiglie e dovunque sia possibile e lo stesso fanno altre associazioni di volontariato ma ciò evidentemente non basta. Con tristezza dobbiamo notare una quasi totale assenza delle istituzioni. Naturalmente noi questo lo diciamo da sempre non solo nel caso di una tragedia come quella avvenuta.

Una considerazione ancora è legata a come la stampa ha riportato l’episodio che ci fa capire quanta strada ci sia da fare. Si è parlato di amore LGBT che sinceramente non si capisce cosa sia, di 2 ragazze lesbiche, dando una immagine fuorviante dell’accaduto che non rende giustizia a Maria Paola e a Ciro ignorando la loro vita, il loro precorso ed il loro amore. Anche questo alimenta stereotipi e potrebbe essere evitato con un piccolo sforzo da parte degli operatori.

Cara Maria Paola che la terra ti sia lieve.

Torino 13/9/2020

Il Presidente pro-tempore e Rappresentante Legale

Fiorenzo Gimelli

17 giugno 2020

Omotransfobia, al via la campagna nazionale “Da’ voce al rispetto” a sostegno della legge

IN DUE GIORNI OLTRE 1000 ADESIONI ALL'APPELLO. A FIRMARE TANTI NOMI FAMOSI

l'articolo completo su:
 http://www.gaynews.it/2020/06/17/omofobia-campagna-nazionale-da-voce-rispetto-sostegno-legge/?fbclid=IwAR2j7Y6BbKBD6D0bV8gfoJOSPPeNB1MoDfCr8nYbW7R5AImCI843JoHutCQ

Un nuovo documento, nella sezione documenti, categoria guide informative, in fondo alla pagina:

http://agedotorino.com/index.php/documenti/summary/6-guide-informative/40-lo-dico-o-no-ai-miei

CHECK-LIST PER DECIDERE

Per tutti i FIGLI che devono decidere quando e come dirlo ai genitori
Per tutti i GENITORI che si trovano spiazzati per una "novità" imprevista portata da un figlio  


Intervista di Paolo Rodari su La Repubblica a Padre Alberto Maggi

 

«Su questo tema la Chiesa non dovrebbe parlare. O, se proprio desidera farlo, dovrebbe anzitutto chiedere scusa, farsi perdonare per come ha emarginato le persone omosessuali.

Questa nota della Cei è un macigno sui tanti omosessuali credenti che — in diversi mi hanno chiamato scandalizzati — cercano una loro strada all’interno della Chiesa».

Padre Alberto Maggi, sacerdote e biblista, frate dell’Ordine dei Servi di Maria che a Montefano ha fondato il Centro studi biblici " Vannucci", è sorpreso, e insieme amareggiato, per il testo con il quali i vescovi italiani rigettano le proposte di legge contro i reati di omotransfobia.

Padre Maggi, l’episcopato italiano dice che con ulteriori norme incriminatrici si finirebbe per colpire l’espressione di una legittima opinione. Cosa ne pensa?

«I vescovi parlano a sproposito questa volta, mi spiace. È l’ennesimo passo falso verso i tanti omosessuali che ancora, nonostante tutto, rimangono nella Chiesa o cercano di rimanervi».

Perché?

«È un testo che avrebbero potuto scrivere quelli di Fratelli D’Italia — Dio, patria, famiglia, cose così — non uomini di fede. Mi domando quali convenienze politiche vi siano dietro questa nota. Altrimenti questa uscita non me la spiego. Chi ha spinto perché i vescovi si esprimessero in questo modo? E perché hanno deciso poi di esprimersi? Sono domande che non avranno risposte. Ma i dubbi restano e non sono pochi».

Ritiene non sia reale il rischio che si introduca un reato d’opinione, come sostiene la nota?

«L’unico reato, anzi direi di più, l’unico peccato qui è quello contro lo Spirito Santo fatto da dei vescovi che dicono per convenienza e interesse che bene è male e male è bene. La Chiesa non tiene conto in nessun modo delle sofferenze morali subite da tanti omosessuali per causa sua e non tiene conto delle sofferenze che ancora oggi infligge loro. Quanti adolescenti per colpa della Chiesa e di alcuni uomini di Chiesa hanno tentato il suicidio perché si sono sentiti in peccato?».

Gesù, fra l’altro, non parla mai di omosessualità.

«Esatto. Il Signore non ne parla, seppure l’omosessualità fosse ben presente al suo tempo. E se non ne parla lui perché devono parlarne i vescovi? Per Gesù non conta l’orientamento sessuale, ma che si sia orientati verso il bene, verso Dio.

E poi sia ben chiaro: ogni forma d’amore è benedetta da Dio».

Cos’altro dice Gesù?

«Tante cose. Egli è molto severo, ad esempio nella parabola dei debitori, con coloro che sono severissimi e spietati con gli altri mentre perdonano tutto a se stessi. Gesù perdona tutti, sia chiaro, ma non tollera che chi riceve il perdono soffochi, tolga vita e respiro agli altri in nome di non si sa quale diritto.

Dice guai a chi mette pesi sulle spalle delle persone e quei pesi poi non li solleva nemmeno con un dito.

È un’ipocrisia intollerabile, questa sì. Non so perché alla fine nella Chiesa è sempre questa linea a prevalere.

Ma è così e non è una bella cosa».

Tratto  da  La Repubblica del 11/06/2020