Settembre 2019
“E questi schifosi continuano imperterriti. Ammazzateli tutti ste lesbiche, gay e pedofili".
Recitava così il post pubblicato su Facebook lo scorso luglio da Giuseppe Cannata, consigliere comunale di Vercelli. Il post del consigliere comunale era arrivato anche alla Procura di Vercelli, che aveva aperto un fascicolo per istigazione a delinquere aggravata dall'uso di strumenti informatici e telematici.
Dopo le sue mancate dimissioni, Lorenzina Opezzo, mamma sessantottenne di un figlio omosessuale, ha deciso di scrivergli una lettera aperta:

Egregio dottor Cannata,

premetto che non sono alla ricerca di visibilità né penso di candidarmi in futuro. Ciò per sgombrare il campo da eventuali illazioni o pensieri molesti o che potrebbero diventare tali. Ho ascoltato il Suo intervento in Consiglio Comunale con un misto di incredulità, imbarazzo per Lei e, se mi permette, di tenerezza per il tentativo messo in atto di argomentare fatti tanto distanti tra loro da non permettere collegamenti se non artificiosi. Su Bibbiano e dintorni sono piene le pagine di giornali e non intendo soffermarmi; penso invece alla Sua dichiarazione sul fatto che si batterà a favore della famiglia “tradizionale” che mette bene in evidenza la Sua considerazione verso un grande numero di cittadini che non sono eterosessuali, se ci fosse bisogno di ulteriori esplicitazioni aggiuntive ai suoi chiarissimi post. Non uno, più di uno, con scritte vergognose. Lei è naturalmente libero di fare del Suo tempo ciò che vuole, esprimendo il Suo disprezzo pubblicamente ma non può pensare che, proprio per essere pubblico, non raccolga dissenso e disprezzo a sua volta, quella che Lei ha definito gogna mediatica. E’ anche libero di battersi per chi vuole ma non è libero di insultare. “Merde, feccia” si può scrivere sul proprio diario personale o dire tra quattro amici al bar; non in un luogo pubblico in cui vivono gay e lesbiche ed i loro genitori. Questi ultimi, madri e padri di coloro che Lei definisce merde, tra l’altro, appartengono perlopiù a famiglie tradizionali, per usare il termine che Lei predilige. Ecco, noi genitori di queste “merde” abbiamo vite normali con i nostri ragazzi. Alti e bassi, feste di famiglia, problemi, insomma tutto ciò che appartiene a tutti. Con la differenza che i nostri ragazzi (e di riflesso anche noi) hanno spesso avuto esperienze difficili, a volte dolorose, a volte molto dolorose. A sentirsi definire "merde" a molti, dopo aver sopportato sguardi ammiccanti, parole pesanti, essere stati tollerati, non interessa un bel nulla; ad altri, invece, aumenta le difficoltà che spesso hanno e preferiscono tacere, nascondersi. Alcuni, non così di rado, nel sentirsi messi alla gogna (anche loro!) e considerati fallati da gente come Lei, non hanno strumenti e capacità per reagire e spesso scelgono un’altra soluzione. Le lascio immaginare quale. Forse nella sua carriera di medico non ha mai dovuto constatare la morte di chi ha preferito togliersi la vita piuttosto che dare un dispiacere a qualcuno. Le parole non sono mai leggere neanche quando si è tra amici, sono gravissime se pronunciate da chi ricopre cariche pubbliche o aspira a ricoprirle. Stupisce che Lei non capisca.
Egregio dottore, ha fatto male a non dimettersi. Legalmente può fare ciò che vuole, ne ha diritto, ma non avere la consapevolezza che non si è graditi neppure, a quanto pare, all’interno della propria maggioranza e, soprattutto, che certe affermazioni in un ruolo pubblico sono gravissime, è davvero singolare. Per quanto riguarda me/noi la vita non subirà scossoni per ciò che Lei scrive e, soprattutto, mi è difficile considerarLa un nemico. Sarebbe eccessivo; la vita è molte volte complicata per mille motivi tanto che tengo a salvaguardare quel che resta del giorno e, soprattutto, non mi appartengono odio e rancore ma sono pronta però a battermi anch’io per ciò in cui credo. Vuol dire che La penserò come un signore che, con l’età che ha (non si offenda, siamo vicini anagraficamente), ha ancora voglia di dividere il mondo in buoni e cattivi in base al sesso ed alla provenienza (mi pare che abbia anche detto che ci difenderà dalle invasioni) senza conoscere le persone. A me, docente in pensione, continuano ad interessare l’umanità e l’animo umano e sono fondamentalmente intransigente. La mia intransigenza deriva però dalla capacità di ascoltare e dialogare, capendo le ragioni degli altri perché l’esperienza umana è varia e complessa e la nostra cultura, la nostra arte, scienza servono ad accrescere le vite degli uomini, ad alimentarne l’animo. Non varrebbero nulla se non riuscissimo a far con esse del bene agli altri uomini. Sventolare il Vangelo non ci rende migliori. Don Gallo diceva che da secoli un’idea di natura uguale per tutti, immutabile nel tempo e nello spazio, non si trova più se non nei testi ufficiali cattolici. Ed aggiungeva che “la nostra libertà non si aggiunge semplicemente a quella altrui ma ne è parte integrante e costitutiva, poiché la libertà procede sempre da chi ne è stato storicamente escluso”. Ciò per dire che la penserei così anche se non fossi coinvolta personalmente. Certi principi sono irrinunciabili perché, se nella nostra famiglia non ci siamo mai sentiti cittadini di serie b, essi valgono per tutti, anche per coloro che non hanno la forza per farsi sentire.
Con questi pensieri Le auguro di vivere più serenamente la Sua età e di confrontarsi spesso con gli altri perché l’umanità di persone diverse da Lei non potrà che arricchirLa. E’ ancora in tempo.

 Lorenzina Opezzo

 

 

ll tribunale: «Le false accuse non interessano alla gente»

di Enzo Beretta

«E evidente – scrive il giudice di Perugia che ha condannato il senatore della Lega Simone Pillon per aver diffamato Omphalos a 1.500 euro di multa e al pagamento di una provvisionale di 30 mila euro, già versata – che negli interventi oggetto dei video egli abbia offerto una descrizione dei fatti occorsi nel corso dell’assemblea differente da ciò che è realmente accaduto». I fatti sono legati ad alcuni interventi ad Assisi, Ascoli Piceno e San Marino ai quali Pillon, tra il 2014 e il 2015, ha partecipato in qualità di rappresentante del Forum delle famiglie: in quelle circostanze – è stato stabilito da un tribunale – ha diffamato Omphalos che nei mesi precedenti aveva intrattenuto gli studenti delle terze classi del liceo Alessi di Perugia nel corso di un’assemblea. Secondo il giudice Matteo Cavedoni «le frasi pronunciate da Pillon e in particolare l’asserzione per cui il tema della lotta all’omofobia nelle scuole sia in realtà un mero pretesto per invitare i giovani a praticare l’omosessualità sortiscono il negativo effetto di delegittimare e squalificare in toto quelle che invece sono necessarie iniziative educative volte al rispetto delle differenze, alla prevenzione e al contrasto del fenomeno del bullismo omofobico».

L'interessante articolo completo su:

https://www.umbria24.it/cronaca/pillon-condannato-per-diffamazione

 

2/6/19

Un'altra bellissima giornata per l'affermazione dei diritti di tutti e di tutte e in risposta a quelle forze che sono nei fatti omofobe, misogine, razziste, xenofobe e predicano paura e odio. La risposta più bella sta nei sorrisi di tante persone che non si arrendono e fanno sì che quest'onda di colori, luce e amore si diffonda dal basso per raggiungere ogni uomo e donna di buona volontà. Arrivederci al prossimo PRIDE!🏳️‍🌈

Dal 13 giugno 2019, ogni secondo mercoledì del mese, dalle 20:30 alle 22:30,
AGEDO sarà presente presso lo sportello comunale "Pari & Dispari" di Piazza Spadolini 5, NICHELINO.

Vieni a trovarci:

  • Sei un genitore e vivi male l’omo-bi-transessualità di tuo/a figlio/a, se pensi di aver bisogno di aiuto, di conforto da parte di chi ha vissuto la tua stessa esperienza.
  • Sei un/una figlio/a e vorresti poter parlare del tuo orientamento sessuale con la tua famiglia, ma non sai come fare o hai paura.

Partenza intorno alle 16:30.
Il percorso della parata sarà il seguente:
Corso Principe Eugenio, via San Martino, piazza 18 Dicembre, via Cernaia, via Luigi Mercantini, via Giannone, piazza Solferino, via Santa Teresa, via XX Settembre, via Pietro Micca, piazza Castello, via Po, piazza Vittorio Veneto.