Vorrei rispondere al direttivo e ai soci di Li.F.E. e alle signore Tiziana, Barbara e Graziella  che descrivono la loro partecipazione alla “marcia pro famiglia “ di domenica 30 a Verona come una bellissima festa per testimoniare la bellezza della famiglia, il suo valore per la formazione della persona e per il bene della società e come dal Congresso siano arrivati spunti per la politica che deve riprendere e attuare politiche a favore della famiglia.

Bene: ecco i primi provvedimenti: sulle Carte di Identità dei minori tornano le diciture “madre e padre” invece che “genitore” e il contributo baby sitter o asilo nido non è stato prorogato per il 2019.

Il direttivo di LI.F.E. dichiara che il Congresso e la marcia non volevano essere “contro“ nessuno, ma è sufficiente usare la parola “famiglia“ al singolare  invece che “famiglie“ per essere escludenti di moltissime realtà famigliari non riconducibili all’idea di famiglia naturale che questi signori ritengono l’unica forma accettabile: quella composta da un uomo e una donna regolarmente sposati e genitori di prole possibilmente avuta senza il ricorso di fecondazione medicalmente assistita.

Uno strano modo di non essere “contro” quello di distribuire feti di plastica come monito a quelle donne che hanno abortito! Come se abortire non fosse stato un dramma già abbastanza grande per quelle donne che ne hanno ricorso.

Uno strano modo di non essere “contro” quando si perseguitano politiche che ostacolano l’integrazione.

La loro bellissima festa è una danza macabra sulle vite delle persone che per mille motivi non sono riconducibili al loro modello!

Forse sarebbe il caso di riflettere che stiamo parlando di persone. Persone diverse, con caratteristiche diverse, pensieri diversi, esperienze e vissuti diversi, ma con in comune un unico grande bisogno: quello di amare ed essere felici. E amare ed essere felici non è solo un bisogno che rende tutti simili, ma è anche un diritto e un dovere che dovrebbe essere riconosciuto e rispettato da tutti.

 

Elena Broggi

Presidente Agedo Verbania

Associazione di genitori, parenti, amici di persone LGBT

Onorevole Sottosegretario Spadafora,

ci rivolgiamo a lei nella nostra qualità di componenti del tavolo sulle questioni LGBTQI da lei instaurato e nel suo ruolo di titolare delle pari opportunità all’interno del Governo che La esprime.
Abbiamo appreso con estremo stupore e preoccupazione della pubblicazione in G.U. del decreto ministeriale che, riportando indietro le lancette della storia, dà indicazioni affinché nelle carte d’identità dei minori sparisca l’inclusiva dicitura “genitori” prevista dalla legge e venga introdotta in modo subdolamente discriminatorio quella di “madre” e “padre”.
Discriminatoria perché, quali che siano gli orientamenti politici e legislativi per il futuro, le famiglie omogenitoriali già esistono ed esistono i figli e le figlie di quelle famiglie che, grazie alla giurisprudenza o all’azione degli uffici anagrafe dei Comuni più lungimiranti, sono oggi, anche per la legge, figli e figlie di entrambe le figure genitoriali.
Figure genitoriali che invece, al di là del genere di appartenenza, sarebbero oggi costrette a rientrare nella categoria inflessibile di “padre“ e “madre”, dando luogo a un’invisibilità, a uno stigma e a un marchio che ricordano periodi bui della storia.
L’attuale Governo non si dimostra un interlocutore affidabile perché al di là delle dichiarazioni non appare in grado di mettere in sicurezza i diritti delle persone LGBTQI, non ne migliora le condizioni di vita e anzi le peggiora.
Crediamo che, al di là della insostenibilità legale di un’impostazione odiosamente discriminatoria, come già confermava il parere del Garante della privacy, e dunque degli esiti dei ricorsi, sia essenziale un chiarimento politico del Governo di cui entrambi, Lei e il Ministro dell’Interno, con le rispettive forze politiche, siete espressione affinché questa pagina odiosa venga cancellata.
Ad oggi possiamo solo valutare i fatti.

AGEDO
ALFI Associazio ne Lesbica Femminista Italiana
Arc
Arcigay
Arcigay Antinoo Napoli
Arcigay Arcobaleno degli Iblei, Ragusa
Associazione di volontariato Libellula
Associazione Esedomani, Terni
Associazione LGBT Quore
Certi diritti
Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli
Di’Gay Project – DGP
EDGE Excellence & diversity by LGBT executives
Famiglie Arcobaleno
I Ken
IGLBC Italian GLBT Business Chamber
Polis Aperta,
Rain Arcigay Caserta
Rete genitori rainbow
Stonewall GLBT
Torino Pride
Ufficio Nuovi Diritti CGIL

CARTE D’IDENTITÀ, FAMIGLIE ARCOBALENO IMPUGNA IL DECRETO SALVINI

Famiglie Arcobaleno, l’associazione dei genitori omosessuali, annuncia che impugnerà al Tar il decreto a firma dei ministri dell’Interno Matteo Salvini, per la pubblica amministrazione Giulia Buongiorno e dell’Economia e delle finanze Giovanni Tria del 31 gennaio 2019 che sostituisce la dicitura “genitori” nelle carte d’identità con quella di padre e madre. Il decreto è palesemente illegittimo e discriminatorio perché non permette di far coincidere lo status documentale con quello legale dei bambini e delle bambine che già oggi – attraverso trascrizioni di atti esteri o che sono stati adottati dal compagno o dalla compagna del genitore biologico grazie all’art. 44, lett d (adozione in casi particolari) – sono riconosciuti figli e figlie di due padri e due madri e di quelli che invece verranno riconosciuti in futuro.
L’illegittimità del decreto è palese – sottolinea Famiglie Arcobaleno – in quanto un atto amministrativo non può contravvenire alle disposizioni di legge e alle sentenze dei Tribunali. La sua pubblicazione è quindi un atto di pura propaganda politica da parte di un governo dove, per restare alle ultime notizie di cronaca, il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana non sa di avere le deleghe per le adozioni e i fondi per il bonus baby sitter vengono cancellati impedendo alle madri lavoratrici di poter tornare serenamente al lavoro dopo la gravidanza, qualora lo desiderino. Questo a dimostrazione del fatto che il governo non aiuta le famiglie italiane ma perde tempo con puri atti propagandistici che hanno il solo effetto di rendere la vita di alcune cittadine e cittadini più difficile, spargendo odio e divisione in un Paese piegato in due da una crisi economica devastante le cui conseguenze pesano sulle vite di noi tutte e noi tutti.

Marilena Grassadonia 
Presidente Famiglie Arcobaleno


A Torino la sindaca Appendino si ribella al provvedimento del "governo amico" Lega-5 Stelle con cui è stata abolita la dicitura "genitore 1 - genitore 2" sulla carta d'identità per tornare ai tradizionali "madre e padre".

Anche il Piemonte dichiara guerra alle nuove carte di identità: la Regione guidata dal presidente Pd Sergio Chiamparino pagherà le spese legali a chi si sentirà leso dal provvedimento “Secondo noi il decreto è discriminatorio – sostiene l’assessora alle Pari opportunità, Monica Cerutti – ricordiamo a tutti i piemontesi che se si riterranno lesi da questo atto potranno fare richiesta d’accesso al nostro fondo regionale anti-discriminazioni, a sostegno delle spese legali per far valere i propri diritti. 
Proteste in tutta Italia, dalla Cgil al primo cittadino di Napoli De Magistris

 

Il sì di Rosa Maria e Lorella, spose in alta uniforme con gli auguri della ministra